sabato 21 luglio 2012

CRITICA VS D. RUGGIERO (20-07-2012)

CRITICA VS D. RUGGIERO (20-07-2012)





DOMENICO RUGGIERO, LÀ DOVE FINISCE L’ONDA, Albatros, Roma 2010, Pagg. 66, € 11,50

Domenico Ruggiero nato a Bitonto (Bari) nel 1950, ingegnere elettronico, si è dedicato all’insegnamento; dalla sua passione intima è scaturita la raccolta poetica Là dove finisce l’onda. Luca Ferretti nella prefazione ci invita ad andare oltre i limiti fisici e umani per percepire “un luogo dell’anima che è al tempo stesso tangibile e metafisico”, asserisce trattarsi di poesia essenziale che riduce al minimo le parole per giungere direttamente al cuore.
In effetti il linguaggio del Nostro si presenta sostanziale, ingegneristico, come la sua professione; robusta, ma potrebbe passare inosservata; senza ornamenti. E in ossequio a questa caratteristica, mira alle cose durature, lapidali, che contano, affrontando la vita con il suo bagaglio pesante per riscriverla, con la complicità del lettore cui è dedicata la raccolta, pregandolo di “non fuggire…” dinanzi ai più sfortunati, ai quali egli presta la voce vestendone i panni, così al Down, al cieco, al sordo, ecc. che vuole soccorrere: “Coraggio Corinne/ sta sorgendo il sole/ …/ che si può vivere/ anche…/ con il sapore del niente.” (pag. 21). La sua vuole essere denuncia e nel contempo speranza, esortazione, a non chiudere gli occhi.
Il Poeta, pare dire, che nessuno, per propria volontà, sceglie di vivere in una fogna. Se noi, che siamo gli altri, comprendessimo questo, allora il mondo sarebbe più pacifico. L’invito che il Poeta ci rivolge è di prendere coscienza della propria esistenza, di non lasciarci omologare, chiudendo gli occhi come se il resto non ci riguardasse, e non tradirsi mai. Ci si guarda intorno, nelle cose vicine, moderne e consumistiche, e perdiamo di vista la realtà di quanto accade nel mondo. La poesia con lui sembra essere risorta, e dopo un lungo sonno, egli risorge dal passato, in una sorta di rivincita sulla vita finora trascorsa: ”Il vento di Bisceglie/ trasporta la Stella/ lungo il mare/ e m’incanto al suo sorriso…/…/ Solo allora/ bacio/ la mia morosa di Bisceglie/ e vivo per gustare i suoi ‘sospiri’…” (43, puntini di sospensione nel testo).
Ancora, nel recupero della propria infanzia, così mi pare di interpretare, usa un linguaggio intrigante e scandaloso, seppure entrato nel lessico quotidiano, provocatorio o accondiscendente. Un componimento in dialetto un po’ irriverente, entra nel vivo della massa, sporcandosi le mani, rivolto al padre dice “E famme saltà/ o’ munno/ pecché/ m’ascassa o’ càzzo!” (pag. 36, Napoli 2010- Nu’ mare ’e guài) o guardando cose amene, ma anche nel vicino oriente; amore assente, o un indizio biografico in “bacio/ la mia morosa di Bisceglie”. Ma pure in due brevi pezzi in prosa, abbiamo una sorta di rivisitazione dei luoghi in cui ha vissuto; in uno, Io sono mafioso, si parla di morte per coloro che il pizzo “non l’hanno ancora versato”; nell’altro, La fiaba del Castello, si fa rivivere il Principe Ansaldo presso Barletta; in entrambi i casi denuncia sotto, sotto, il malessere della popolazione.
Domenico Ruggiero è poeta fra gente che non sa che cosa sia la poesia, fra gente intorpidita dai messaggi pubblicitari , così in una sorta di confidenza, in un componimento in omaggio ad Alda Merini ammette che siamo “incompresi/ in questo mondo assurdo”. Le sue sono osservazioni sulla vita, sulla morte, sull’Onnipotente. “Là dove finisce l’onda/ del mare/ si posa la salsedine/ su rocce di fuoco/ e il giorno comincia a divenire/ l’eternità del presente.” (55), in cui l’incipit risuona del titolo della raccolta, ivi ritroviamo il Nostro come eternauta eccellente che vagherà fra gli uomini, scriverà versi per tutti.
Domenico Ruggiero con questa raccolta dimostra che la poesia non è sepolta, come pensano tanti, ma vive clandestinamente in ognuno di noi laddove l’Autore, con la precisione delle parole e nell’invenzione della sintesi fulminea, abbozza un minimalismo letterario accattivante. I toni del parlato, dell’assolo, del confidenziale, la sintassi, la metrica, la musicalità diventano tutti elementi che mirano ad attingere una unità cercando una lingua che possa parlare di ogni cosa senza mai tradire il vero.”*
Tito Cauchi

*Motivazione ottenuta al Premio Nazionale 2011, Poesia Edita Leandro Polverini - Anzio, all’assegnazione del 2° posto nella sezione poesia minimalista. (NdA)






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