sabato 13 aprile 2013




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ELOGIO al VINO 
di Fabio Squeo


Giovanni XIII scrive: <<Gli uomini sono come il vino. 
Alcuni diventano aceto, 
i migliori invecchiano bene>>. 


Qual è la causa sprigionante, nascosta dietro l’effetto
della bevanda, tanto bramata dal Dio Bacco ? 
A partire dal riconoscimento della cultura baccanale 
è possibile cogliere la forza del verbo, che solletica
piacevolmente il palato? Ecco che, credo  sia  necessaria
importanza avviare un’indagine meticolosa volta, 
attraverso le adeguate chiavi di comprensione, 
al conseguimento della verità  dell’uomo nel proprio 
circuito produttivo- storico-evolutivo, filosofico-morale.

Il vino è una bevanda alcolica ricavata dalla coltivazione 
della vite. Esso viene ottenuto “esclusivamente” dalla 
fermentazione del frutto dell’uva. Questa bevanda 
tipicamente di origine mediterranea, è conosciuta sin
dall’antichità. La sua coltivazione risale, indicativamente, 
intorno al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia, che si 
ha ilprimo miracolo dell’uomo e il successivo presagio di 
uno sviluppo delle tecniche di coltivazione e produzione agraria.                                                   
La Bibbia, attraverso le parabole della Genesi, attribuisce 
la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè
perché dopo l’avvento del Diluvio Universale, avrebbe piantato
una vigna, con il cui frutto fece del vino e ne bevve fino ad 
ubriacarsi. Noè, quindi, riconobbe l’impeto morale e il segreto 
della vita e ad essa rese omaggio tramite quella stessa terra 
per mantenere inalterato l’onore del popolo ebraico.  
Ecco che i cristiani celebrano l’eucarestia domenicale 
nell’attesa della venuta” piena di Cristo, a suggello 
della storia. Nel sacramento dell'Eucarestia, Gesù ha scelto 
il vino come specie sotto cui si cela il Suo sangue 
"per la nuova ed eterna alleanza, versato per gli uomini 
e per tutti in remissione dei peccati". La cultura del vino
nella storia, “ha sciolto qualsiasi segreto” 
(…reciterebbe un proverbio cinese) tanto che esso ha
scatenato simpaticamente la fantasia di innumerevoli 
poeti e scrittori, contemporanei e del tempo passato. 
Essi, hanno lasciato un chiaro messaggio d’amore nel cuore 
della storia delle produzioni e delle arti umane.

<<Il vino è la poesia della terra>> (… come Mario Soldati 
dichiara con la sua sensibilità).  Sotto la lente della critica 
filosofica, la fermentazione ai fini della produzione vinicola, 
non si ferma al “processo consistente nella trasformazione 
chimica di sostanze organiche per mezzo di alcunimicrorganismi 
[cfr. Zanichelli] ma va ricordato che, la bevanda bramata da Bacco,
è sempre un capolavoro squisitamente umano, o meglio 
un ingegnoso contributo culturale e colturale mediante 
il quale, l’uomo, attraverso l’acquisizione di tecniche raffinate,
ha penetrato i ripostigli segreti della natura. “Alla natura  - 
però - direbbe Francesco Bacone – si comanda solo ubbidendole>>.  
E’ così è stato: l’uomo , avvalendosi di strumenti di misurazione
e spirito filosofico, ha reso gloria del proprio tempo all’umanità,
bisognosa già da tempo di identità morale e culturale.
Ecco che l’uomo ”si è tirato su le maniche” e ha messo in 
discussione le regole del gioco “dei dadi”; egli ha saputo 
giocare onestamente con la natura e ha deliziato dei 
beni più prolifici. Certamente, il suo capolavoro 
artistico-intellettuale, consistente nel far diventare l’uva
 appena tagliata dall’albero in bevanda, lavorata a fragranza 
con l’esatto metro zuccherino apportato, ha tanto fatto solleticare 
e divertire, per qualche secondo, il palato, e spedito a nozze 
colui il quale, sullo scenario alimentare, di una portata e 
l’altra, dei cibi domenicali a base di carne rossa o pesce,“ha reso 
meraviglioso il volto dei suoi pensieri” [Henri de Regner]. 
La procedura finalizzata alla produzione del vino avviene 
(secondo la vendemmia) a piena o sufficiente maturazione: 
la macerazione dei vini rossi con la pigiatura delle uve "diraspate"  
e  gli ulteriori servizi di follatura e svinatura per le successive
rese al prodotto finito. Essa, con occhio critico, riconosce l’intervento 
dell’uomo sulla natura, ossia la sua azione e manipolazione 
sulle colture attraverso le quali è possibile raggiungere 
il proprio interesse personale in fatto di tornaconto privato 
e/o universale, ossia legato al buon senso comune. Questo percorso, 
consente anche l’inserimento di questioni legate alla 
dimensione etica dell’attività agro-alimentari, meglio conosciuta 
come “etica della coltura e del gusto”. La nostra comprensione 
nel tempo dell’oggi, è ancora parziale e limitata. Spesso si 
discute dell’etica della coltura, e dei beni eno-gastronomici 
come di concetti associati all’interesse privato, alla dimensione
del proprio tornaconto economico, opposta a quella 
razionale/umana, - Benedetto Croce ci ammonisce con la sua perla: 
“abbiamo bisogno solamente di gente più onesta” - che si collega 
direttamente al mondo della cura per il prossimo, della solidarietà 
e del bene universale. L’impiego della metafora di Croce, 
sancisce l’invito “universale” a coloro che devono svegliarsi 
dal lungo“sonno dogmatico” [Emmanuel Kante recuperare 
gli interrogativi lasciati in sospeso sui parametri di giudizio e 
sui criteri che rendono possibili la via dello scambio e del dono 
nella comunità.  Il vino, oltre a soddisfare i nostri piaceri estetici 
momentanei, è un ottimo baluardo contro le possibili 
alterazioni fisiologiche; fornisce peraltro un ottimo nutrimento 
allo spirito. Il “vino è umore e luce nello stesso tempo” per dirla 
con Galileo Galilei. Attraverso l’esperienza genuina dell’olfatto, 
esso  si mostra estroso e intenso nei profumi, attraverso 
la vista offre un panorama suggestivo al tramonto, con i suoi 
raggi rubini  che  conferiscono un tocco  magico di avvincente 
piacevolezza. Esso è un appuntamento con la fantasia, 
all’insegna del  “supecalifragilisticespiralidoso” tratto dal film 
Mary Poppins , oppure  “ un assaggio dell’eternità nel microcosmo 
del sentire” per dirla con il filosofo e mistico ebreo 
Abraham J. Heschel, dove l’anima gode non solo del proprio 
intervento cattedratico, in fatto di  sperimentazioni, ricerche, 
ma d’altro canto fa esperienza dei sublimi scenari del gusto, 
dell'estasi e della liberazione dei sensi nell’universo dello spirito. 
Dallo scenario estatico si evince, lucidamente, il vigore della 
natura (del vino) che caricata di sapori e stupori mostra  
la “propria forza sconvolgente, che  penetra l’uomo nelle vene, 
sparge e distribuisce l’ardore della vita “  [Aristofane]. 
L’intervento di Domenico Ruggiero pare essere la confutazione 
di un’esperienza ammaliante di vita, sulla base del proprio 
rapporto legato al consumo della bevanda. Egli ritiene a chiare 
linee, che “l’effetto benefico del vino si esercita soltanto 
quando viene consumato in modiche quantità; in caso contrario, 
infatti, i danni provocati dal suo abuso superano di gran lunga 
i benefici dovuti all’assunzione di questa bevanda e dei suoi 
componenti  ”  e ancora “ il Vino, essendo la bevanda degli 
dei – conclude – offre al bevitore un ottimo elisir di lunga vita”. 


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